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Avaline cameron diaz wines

Avaline – i vini della private label di Cameron Diaz Organic e Vegan

Un po’ per diletto e un po’ per professione. Il mondo delle private label legate al vino dimostra come l’intreccio tra ludica ambizione e business siano uno dei motori che alimenta il desiderio di realizzare la propria etichetta privata di vino e la propria linea di vini, anche se privi di cantina e vigneto.

Un intreccio di elementi che ha coinvolto spesso personaggi famosi dello spettacolo, desiderosi di poter mettere la propria firma su di un progetto enologico e in tasca qualche soldo ricavato da una buona azione di marketing, a partire dal vino stesso.

Quella che vi proponiamo questa volta è la private label di vino di Cameron Diaz e Katherine Power, una linea di vini pensata per essere «pulita, vegana e priva di additivi».

Il wine project è stato nominato Clean Wine, proprio a sottolineare la salubrità e la trasparenza dei vini prodotti all’interno della private label, e alla linea di vini è stato affibbiato il nome Avaline.

i vini di Cameron Diaz

I vini della private label di Cameron Diaz

I vini scelti da Cameron Diaz non si allontanano molto da qualcosa di già visto in realtà. Pensiamo ad esempio al rosato prodotto nel sud della Francia in Provenza, a partire da cinsault, grenache e altri vitigni tipici della zona. Capirete che l’associazione al Miraval di Angelina Jolie e Brad Pitt giunge spontanea.

Il bianco invece viene prodotto in Catalogna a partire da un blend di varietà locali come lo xarel·lo, il macabeo e la malvasia.

Col tempo alla linea in maniera strategica si sono aggiunti uno spumante (probabilmente sullo stile del locale Cava, quindi metodo champenoise) prodotto con Macebo, Xarel-o & Parellada e un rosso Grenache-Syrah proveniente dal sud della Francia.

Troviamo poi un Pinot Nero, un Syrah e una Grenache Blanc.
Recentemente alla proposta dei vini si è aggiunto uno chardonnay.

Il progetto Avaline nato nel 2020 sembra lodevole dal punto di vista degli intenti legati alla salubrità e alla qualità del vino proposto. Ma analizzando bene i prodotti possiamo dire che siano davvero così esclusivi?

Non particolarmente. I Clean Wine di Avaline sono una private label di vino che utilizzano una quantità di anidride solforosa inferiore ai 100 mg/litro, che al giorno d’oggi, considerando l’impegno della maggior parte di produttori per abbassare il livello ben al di sotto del limite consentito e le tecnologie di cui si dispone per potersi svincolare da un massiccio uso di solfiti, potremmo dire che non sia un valore così sorprendentemente basso.

Sicuramente il progetto dei Clean Wine Aveline propone una certa onestà rispetto ad altri vini poiché comunica ai consumatori il procedimento produttivo che c’è dietro ogni bottiglia, cosa che non si è tenuti a fare.

Nello specifico come dichiarato dalla Diaz e dalla Power i vini Avaline sono vini da uve biologiche, coltivate senza l’uso di prodotti di sintesi, vegani, senza additivi, senza zuccheri, senza coloranti.

Precisando quindi che in un contesto come quello italiano (simile a quello di altri paesi produttori) ad esempio zuccheri semplici, coloranti e aromi non possono essere impiegati, i vini a marchio vegan e biologici Avaline della Diaz non sono delle mosche bianche nel panorama delle proposte enologiche. Lo stesso catalogo di vini disponibili per la realizzazione di private label di plwine dispone di un sacco di vini in possesso di questi standard di produzione.

Inoltre nella produzione della private label Clean Wine Aveline di Cameron Diaz concorrono prodotti quali lieviti selezionati con relativi nutrienti (per favorire la fermentazione), bentonite (per chiarificare), proteine vegetali (per chiarificare e per stabilizzare), bitartrato di potassio o cremor tartaro (sempre per stabilizzare). Siamo lontani quindi da quello che può essere un vino naturale, ma per completezza di informazione c’è anche da dire che questi sono prodotti per lo più innocui, a bassa rilevazione nel calice e necessari per ottenere un vino stabile in grado di essere commercializzato in diversi paesi mediante spedizioni e viaggi che non ne alterino la qualità.

Dove sta quindi il successo e la potenza di questa private label?

In prima battuta nel fatto di appartenere ad un personaggio dello spettacolo rinomato per notorietà. In seconda battuta proprio nel fatto di calcare la mano sulla salubrità e sulla naturalezza della produzione, anche se questa non rispecchia degli standard poi così alti, ma il fatto di comunicarla ad un consumatore medio che non possiede una reale e approfondita conoscenza delle tecniche di produzione del vino permette che in qualche modo la foglia venga mangiata e la credibilità raggiunga il target dei consumatori.

Questo dimostra come un’idea di business legata al vino mediante una private label può essere vincente con la giusta comunicazione e il giusto marketing. E le possibilità al giorno d’oggi sono moltissime per chi desidera avviare questo genere di business. Basta avere un buon consulente alle spalle che oltre a limitarsi a produrre il vino e il packaging consigli le giuste manovre grazie all’esperienza maturata nell’analizzare i trend del mercato.

Un elemento importantissimo e da non dare per scontato, visto che aver presentato i suoi vini come clean la Diaz ha fatto suscitare le polemiche dei critici ansiosi di sapere quali fossero allora i vini dirty… e non solo, attirando le critiche di chi i vini naturali li produce realmente.

Il packaging dei vini Avaline

Il vino lo si trova in vendita tra i 19 e i 24$. Non male per un vino abbastanza ordinario nel packaging. Teniamo a mente però che il prezzo si riferisce al mercato americano. Il tappo è a vite per il bianco, il rosato e il rosso. Mentre i parietali dispongono il tappo a sughero in vista, ovvero privi di capsula. Da sottolineare la declinazione in versione lattina dei due vini base. Una mossa strategica che ben può sposarsi con lo stile di consumo giovanile degli Stati Uniti. Le etichette sono decisamente semplici dal punto di vista dei materiali e della grafica ma non privi di spunti interessanti. Monocrome ed elementi testuali e decorativi in stile minimalista. Non dimenticano di sottolineare che il vino è bio e vegano, privo di coloranti, zuccheri o addensanti. Le note degustative sono essenziali e molto generiche. Ma la parte più curiosa è giocata dai suggerimenti di abbinamento. Niente piatti o cibi, ma situazioni ed emozioni.

Se anche tu vuoi avviare il tuo business con una private label di vino biologico o vegano partendo da piccole quantità o ipotizzando una fornitura continua affidati all’esperienza nel trade marketing del vino del team di plwine per non incappare nelle insidie che una comunicazione approssimativa può presentare. Il nostro catalogo di vini è in continua espansione e il team di grafici è a tua completa disposizione.

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